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mercoledì 7 gennaio 2009
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Storia Del Vulcano
Etna Quello che, ad una visione frettolosa, sembra essere un unico e maestoso edificio vulcanico rappresenta, in realtà, un'area vulcanica molto complessa. Il vulcano Etna è, infatti, costituito da numerosi edifici vulcanici, più o meno estesi, che si sono sovrapposti nel tempo su di un'area di circa 1.250 kmq.

Le prime manifestazioni eruttive, le LAVE DI BASE, di tipo sottomarino, si sono verificate, circa 500.000 anni fa, all'interno di un ampio golfo. Il riempimento di questo golfo, dovuto al sovrapporsi dei prodotti delle numerose eruzioni che si sono succedute nel tempo, e il graduale sollevamento di questa parte della Sicilia orientale hanno consentito la formazione di edifici vulcanici non più sottomarini.

I CENTRI ERUTTIVI ANTICHI (168.000 - 100.000 anni dal presente), sono stati i primi modesti edifici vulcanici subaerei (Calanna, Trifoglietto I, Monte Po) di tipo essenzialmente effusivo. Successivamente, per un cambiamento delle condizioni tettoniche nell'area, si sono formati due imponenti vulcano-strato di tipo prevalentemente esplosivo, il Trifoglietto ed il Mongibello.

Il TRIFOGLIETTO (80.000 - 64.000 anni dal presente), nel cui ambito è possibile annoverare almeno cinque centri eruttivi secondari (Serra Giannicola Piccola, Trifoglietto II, Zoccolaro, Vavalaci e Belvedere), ha cessato da tempo di essere attivo ed attualmente è quasi del tutto smantellato. Nell'area dove sorgeva, nel versante orientale etneo, si può al momento riscontrare una vasta depressione chiamata Valle del Bove. Questa valle, creatasi nel tempo dalla coalescenza dei numerosi sprofondamenti calderici, subiti dai diversi centri eruttivi secondari alla fine della loro attività ed allargata quindi dall'erosione, rappresenta una struttura morfologica di grande interesse scientifico. Dallo studio dei prodotti vulcanici affioranti sulle sue scoscese ed alte (a volte più di mille metri) pareti è, infatti, possibile ricostruire l'evoluzione dell'antico vulcano Trifoglietto.

Questi studi hanno messo in evidenza che i centri eruttivi del Trifoglietto erano tutti di tipo esplosivo (quindi più pericolosi dell'attuale vulcano attivo) e che hanno eruttato, durante la loro attività, enormi quantitativi di scorie, lapilli e cenere che ora si rinvengono sotto forma di tufi prevalentemente nel versante orientale dell'Etna.

Queste intense e violente attività esplosive e/o lo svuotamento del serbatoio e delle fessure d'alimentazione, sono state le cause principali dei numerosi collassi della parte sommitale dei diversi edifici vulcanici che si sono succeduti nel tempo, con la formazione di caldere più o meno estese.

Il materiale vulcanico derivato dallo smantellamento dei vari centri eruttivi, ha dato luogo ad un esteso deposito alluvionale localmente chiamato "Chiancone" che si rinviene nel basso versante orientale dell'Etna.

Il MONGIBELLO (34.000 - 0 anni dal presente), che si è sovrapposto con i suoi prodotti sul fianco nord-occidentale dell'antico Trifoglietto, è l'attuale vulcano in attività. Anche nel Mongibello sono stati riconosciuti centri eruttivi secondari e nel corso della sua storia evolutiva è stato possibile distinguere due periodi eruttivi. Il periodo del Mongibello antico (34.000 - 8.000 anni dal presente), caratterizzato da centri eruttivi del tipo esplosivo (Ellittico e Leone), simili a quelli del Trifoglietto, ed il periodo del Mongibello recente (8.000 - 0 anni dal presente) caratterizzato, al contrario, da centri quasi esclusivamente effusivi (Vulcano del Piano e Vulcano attuale), che hanno dato luogo ad estese effusioni di lava. Il Mongibello recente rappresenta al momento il più alto (3.345 mt) ed esteso vulcano d'Europa in attività e, negli ultimi venti anni, uno dei vulcani più attivi del mondo. Attualmente sono quattro i crateri attivi sull'Etna: Cratere Centrale che si suddivide in Voragine e Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est.



Valle Del Bove
Etna La Valle del Bove è una vasta depressione aperta sul versante orientale dell’Etna, con pareti che in alcune zone superano i 1000 m. La sua origine è molto discussa e complessa: secondo studi recenti è dovuta alla coalescenza di diversi sprofondamenti calderici che si sono verificati nel corso della storia evolutiva del vulcano Etna. Il primo di questi collassi, relativo al centro eruttivo del Calanna, si è verificato intorno 100.000 anni dal presente, l’ultimo di una certa importanza, relativo al centro eruttivo del Leone circa 8.000 anni fa. Sembra che intorno a 5.000 anni dal presente, si sono avuti altri collassi nella parte centrale della parete occidentale della Valle. Nel XVIII secolo la Valle del Bove si presentava come una zona boschiva di proprietà dell’Arcivescovado di Catania, ma a partire dal 1972 una serie di eruzioni grandi e piccole hanno coperto il suo fondo di colate laviche di tipo a-a. Attualmente si presenta come un’immensa distesa di lave da cui spiccano i resti di antichi centri eruttivi (Rocca Musarra, Monte Calanna). Numerose sono le eruzioni che si sono verificate all’interno di questa Valle, particolarmente lungo la sua parete occidentale: 1792, 1802, 1811 (Monte Simone), 1819, 1838, 1842, 1852-53 (Monti Centenari), 1869, 1908, 1950-51, 1956, 1964, 1968, 1971, 1978, 1979, 1984, 1985, 1986-87 (Monte Rittmann), 1989, 1991-93; solo le colate del 1852-53, 1950-51, 1979 sono riuscite ad uscire fuori dai confini della Valle e raggiungere zone abitate, mentre le colate delle altre eruzioni si sono fermate all’interno della stessa Valle. Per questo motivo la Valle del Bove viene considerata un enorme ed inesauribile serbatoio naturale capace di accogliere enormi quantità di lava. Sulle pareti della Valle le colate ed il materiale piroclastico (ceneri, scorie, bombe, ecc.) sovrapposti ci raccontano la storia evolutiva dei centri eruttivi esistenti prima dell’attuale vulcano attivo, il Mongibello: uno di questi centri, il Trifoglietto, alla fine della sua attività, dopo violente manifestazioni esplosive, sprofondò lasciando l’attuale Piano del Trifoglietto. Sulle pareti della Valle affiorano inoltre numerosi dicchi (filoni di alimentazione messi a nudo dall’erosione) testimoni di altrettante eruzioni; le direzioni prevalenti di questi dicchi NNO-SSE, ENE-OSO E NE-SO indicano le principali direttrici di risalita dei magmi nel vulcano.


Le Eruzioni Dell'Etna
Etna Tenendo ben presente che ogni eruzione ha caratteristiche proprie che la distinguono da tutte le altre, le eruzioni etnee, sulla base della loro ubicazione e del meccanismo di eruzione possono essere distinte in: terminali, subterminali, laterali ed eccentriche. Le eruzioni terminali, legate ai crateri sommitali sono caratterizzate da una violenta e spesso breve attività esplosiva (fontane di lava, lanci di bombe e scorie incandescenti) accompagnata a volte da trabocchi lavici in genere poco consistenti. Oltre alle sopra citate manifestazioni parossistiche alle due voragini del cratere centrale (Voragine Est o semplicemente Voragine e la Voragine Ovest o Bocca Nuova) e ai due crateri di Sud-Est e Nord-Est è presente un’emissione continua e più o meno intensa di vapore e gas talora accompagnata da espulsioni, più o meno ed imponenti, di cenere e lapilli; queste ultime manifestazioni sono dovute o ad un’attività esplosiva, pressoché continua, sul fondo delle voragini stesse (a profondità variabili dai 100 ai 400 m) o a crolli delle loro ripide pareti interne. Le eruzioni subterminali sono quelle in cui l’attività esplosiva si esplica in prevalenza ai crateri sommitali o da un cratere di esplosione, formatosi nel corso della stessa eruzione, mentre l’effusione lavica avviene ad una certa distanza (a volte diverse chilometri). Le eruzioni laterali si hanno quando lungo una fessura eruttiva, apertasi sui fianchi del vulcano, si vengono a formare in seguito ad un’attività esplosiva un cono singolo o una serie di coni di scorie, lapilli e ceneri (la cosiddetta bottoniera) alla base dei quali si ha l’efflusso di lava che da luogo a numerose colate laviche che, in genere, raggiungono notevoli distanze e ricoprono vaste superfici di terreno. Le eruzioni eccentriche, infine, sono quelle il cui condotto di risalita del magma in superficie è del tutto indipendente dal sistema di alimentazione del cratere centrale e le eruzioni, hanno luogo a bassa quota ad una certa distanza dall’area sommitale. Lo studio delle eruzioni passate e recenti, effettuato su tutte le eruzioni storiche ricostruibili, ha permesso di rilevare inoltre che sull’Etna è possibile avere in genere due tipi distinti di eruzione: a) le eruzioni parossistiche di breve durata (giorni o settimane) caratterizzati da abbondanti efflussi iniziali e dalla fluidità delle lave emesse che danno luogo a colate laviche lunghe (da 7 a 15 km) e poco spesse (inferiori a 10 m); b) le eruzioni quiete o lente caratterizzate da effusioni laviche costanti e poco abbondanti per lunghi periodi di tempo (mesi o anni) che danno luogo a colate laviche estese in larghezza (alcuni km) che in lunghezza (fino a 7 km) ed in genere molto spesse (oltre 15 m).

Le eruzioni storiche etnee più importanti



Parco Dell'Etna
Nel 1987 è stato istituito, con decreto del Presidente della Regione Siciliana, il parco naturale regionale dell’Etna, con una superficie di circa 50.000 ettari. I comuni interessati, tutti ricadenti nella Provincia di Catania, sono: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Maletto, Maniace, Milo, Nicolosi, Pedara, Piedimonte Etneo, S. Alfio, S. Maria di Licodia, Ragalna, Randazzo, Trecastagni, Viagrande, Zafferana. Il Parco è stato suddiviso in quattro zone A – B – C – D, con regimi di vincolo diversi.

ZONA A: zona di riserva naturale, dove l’ambiente deve rimanere inalterato. In questa zona è permesso esercitare, secondo precise regole, la pastorizia, le attività forestali, la ricerca scientifica, l’escursionismo, lo sci – alpinismo e sci – escursionismo, la raccolta dei funghi, l’accesso con mezzi autorizzati è consentito esclusivamente negli attuali tracciati.

ZONA B: zona di riserva generale, dove sono consentite quelle attività agro – silvo – pastorali strettamente necessarie nella salvaguardia degli ambienti naturali e del paesaggio.

ZONA C: zona di protezione dove sono ammesse trasformazioni edilizie e del terreno volte alla valorizzazione del parco (posteggi, centri ricettivi e culturali, aree attrezzate per pic–nic e giochi) ed il mantenimento degli insediamenti turistico – sportivi preesistenti.

ZONA D: zona di controllo, dove sono consentite tutte le attività sotto una limitata sorveglianza.



La Flora
Il Peasaggio Vegetale
Il paesaggio vegetale dell’Etna può essere distinto in diversi piani altitudinali caratterizzati da differenti aspetti della vegetazione, dovuti fondamentalmente alle variazioni del clima con l’altitudine.

Etna Etna Etna

IL PIANO MEDITERRANEO BASALE
è in massima parte occupato da colture, in prevalenza agrumeti, soprattutto alle quote più basse (0 – 500 m s.l.m.). Tali colture hanno sostituito la macchia-foresta a lentisco, olivastro e carrubo, che un tempo occupava le pendici più basse del vulcano. I resti di vegetazione naturale sono confinati ai margini delle colture e dei centri abitati e fra essi è molto significativa la macchia ad euforbia arborea (Euphorbia dendroides). Alle quote più elevate (600 – 1000 m s.l.m.) la vegetazione era un tempo caratterizzata da foreste di leccio (Quercus ilex), oggi quasi del tutto scomparse a causa dell’influsso antropico. Molto diffuse sono le colture, costituite soprattutto da vigneti, da olivi e mandorli e dai pistacchieti (versante occidentale)e noccioleti (versante nord-orientale). I boschi di leccio in alcune zone del versante occidentale sono caratterizzati dalla presenza del bagolaro di Tournefort (Celtis tournefortil). Sul versante orientale i boschi sono invece molto frammentari ed insieme al leccio si trovano spesso l’orniello (Fraxinus ornus) ed il carpino nero (Ostrya carpinifolia). In alcune zone, tra i boschi di leccio, si può trovare il castagno (Castanea sativa).

IL PIANO SOPRAMEDITERRANEO (1000 – 1500 m s.l.m.)
è caratterizzano da boschi di querce caducifoglie soprattutto dalla roverella (Quercus pubescens). I boschi sopraccitati non sono però uniformemente distribuiti attorno al vulcano ed inoltre sono stati in gran parte sostituiti dai boschi di castagno. In contrada Garrita, sul versante orientale, insieme alla roverella si trova il cerro (Quercus cerris). Al di sopra dei boschi di roverella e dei castagneti si estendono i boschi a pinus laricio che in alcune località formano delle splendide pinete (Pinete di Linguaglossa e di Serra La Nave)

IL PIANO MONTANO-MEDITERRANEO (1500-1800-2000 m s.l.m.)
si estende fino al limite superiore dei boschi, in esso troviamo boschi di faggio (Fagus selvatica) che sono molto frammentari e sostituiti, nelle zone più xeriche, da boschi di Pinus laricio. In alcune zone, soprattutto sul versante orientale, troviamo boschi e boscaglie di betulla dell’Etna (Betulla aetnensis), specie considerata da alcuni autori esclusiva dell’Etna. Un’altra specie molto caratteristica del paesaggio etneo è la ginestra dell’Etna (Genista aetnensis) che è una delle più importanti colonizzatrici delle colate laviche.

IL PIANO ALTOMEDITERRANEO
si estende al di sopra della vegetazione boschiva, dove si può osservare una caratteristica vegetazione bassa costituita dallo spinosanto (Astragalus siculus), che forma dei tipici pulvini spinosi. Oltre i 2450 m fino a 3000 m s.l.m. solo poche piante riescono a sopravvivere, adattandosi alle difficili condizioni ambientali, esse costituiscono un aggruppamento pioniero caratterizzato dalla presenza del rumex scutatus fo. aetnensis. Al d sopra dei 3000 m s.l.m. e fino ai Crateri Sommitali è presente il deserto vulcanico in quanto la continua attività eruttiva del vulcano impedisce ogni forma di vita vegetale.


La Fauna
Mammiferi
presenti sul territorio etneo: volpe, gatto selvatico, donnola, martora, ghiro, quercino, mustiolo, istrice, riccio, lepre comune, coniglio selvatico, nottola.

Uccelli
presenti sul territorio etneo: gheppio, poiana, corvo imperiale, fringuello, crociere, picchio rosso maggiore, upupa, coturnice, codibugnolo siciliano, culbianco.

Rettili
presenti sul territorio etneo: vipera, biacco, biscia dal collare, ramarro, lacerta sicula, gecho, testuggine.

Insetti
presenti sul territorio etneo: aurora dell’Etna.

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Tutte le foto, se non specificato, sono di Alfio Mazzaglia Guida dell'Etna.