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STORIA DEL VULCANO

Quello che, ad una visione frettolosa, sembra essere un unico e maestoso edificio vulcanico rappresenta, in realtà, un’area vulcanica molto complessa. Il vulcano Etna è, infatti, costituito da numerosi edifici vulcanici, più o meno estesi, che si sono sovrapposti nel tempo su di un’area di circa 1.250 kmq.

Le prime manifestazioni eruttive, le LAVE DI BASE, di tipo sottomarino, si sono verificate, circa 500.000 anni fa, all’interno di un ampio golfo. Il riempimento di questo golfo, dovuto al sovrapporsi dei prodotti delle numerose eruzioni che si sono succedute nel tempo, e il graduale sollevamento di questa parte della Sicilia orientale hanno consentito la formazione di edifici vulcanici non più sottomarini.

Il TRIFOGLIETTO

80.000 – 64.000 anni dal presente), nel cui ambito è possibile annoverare almeno cinque centri eruttivi secondari (Serra Giannicola Piccola, Trifoglietto II, Zoccolaro, Vavalaci e Belvedere), ha cessato da tempo di essere attivo ed attualmente è quasi del tutto smantellato. Nell’area dove sorgeva, nel versante orientale etneo, si può al momento riscontrare una vasta depressione chiamata Valle del Bove.

Questa valle, creatasi nel tempo dalla coalescenza dei numerosi sprofondamenti calderici, subiti dai diversi centri eruttivi secondari alla fine della loro attività ed allargata quindi dall’erosione, rappresenta una struttura morfologica di grande interesse scientifico.
Dallo studio dei prodotti vulcanici affioranti sulle sue scoscese ed alte (a volte più di mille metri) pareti è, infatti, possibile ricostruire l’evoluzione dell’antico vulcano Trifoglietto.

Questi studi hanno messo in evidenza che i centri eruttivi del Trifoglietto erano tutti di tipo esplosivo (quindi più pericolosi dell’attuale vulcano attivo) e che hanno eruttato, durante la loro attività, enormi quantitativi di scorie, lapilli e cenere che ora si rinvengono sotto forma di tufi prevalentemente nel versante orientale dell’Etna.
Queste intense e violente attività esplosive e/o lo svuotamento del serbatoio e delle fessure d’alimentazione, sono state le cause principali dei numerosi collassi della parte sommitale dei diversi edifici vulcanici che si sono succeduti nel tempo, con la formazione di caldere più o meno estese. Il materiale vulcanico derivato dallo smantellamento dei vari centri eruttivi, ha dato luogo ad un esteso deposito alluvionale localmente chiamato “Chiancone” che si rinviene nel basso versante orientale dell’Etna.

Il MONGIBELLO

(34.000 – 0 anni dal presente), che si è sovrapposto con i suoi prodotti sul fianco nord-occidentale dell’antico Trifoglietto, è l’attuale vulcano in attività.
Anche nel Mongibello sono stati riconosciuti centri eruttivi secondari e nel corso della sua storia evolutiva è stato possibile distinguere due periodi eruttivi.
Il periodo del Mongibello antico (34.000 – 8.000 anni dal presente), caratterizzato da centri eruttivi del tipo esplosivo (Ellittico e Leone), simili a quelli del Trifoglietto, ed il periodo del Mongibello recente (8.000 – 0 anni dal presente) caratterizzato, al contrario, da centri quasi esclusivamente effusivi (Vulcano del Piano e Vulcano attuale), che hanno dato luogo ad estese effusioni di lava. Il Mongibello recente rappresenta al momento il più alto (3.345 mt) ed esteso vulcano d’Europa in attività e, negli ultimi venti anni, uno dei vulcani più attivi del mondo. Attualmente sono quattro i crateri attivi sull’Etna: Cratere Centrale che si suddivide in Voragine e Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est